La pena di morte non è giustizia, ci vuole rieducazione e redenzione perché tutti hanno ragione e tutti hanno torto, vanno compresi e vanno obbligati a risarcire la società, anche loro hanno ancora qualcosa da dare alla società, se muoiono non possono più ripagare la società. Non c’è guadagno, anzi gli si fa quasi un favore perché non tribulano più e la società ci perde. Immaginate di avere un debito di 1000 euro, se quello lo uccidi, non vedi più quei soldi da lui. E anche se avesse un debito che non può ripagare, meglio che ridà tipo l’1% che zero. Da questo punto di vista, la pena di morte è una resa della società, non una vittoria. Inoltre è un rischio, c’è la possibilità che il giudizio sia corrotto in qualche modo e che venga uccisa una persona innocente, in questo caso la società avrebbe un debito enormemente inimmaginabile, tanto che conviene tenerlo in vita così se durante la vita ci si accorge dell’errore lo si può risarcire davvero, sarebbe un debito molto minore. Tuttavia, questo approccio pone sfide enormi:
non tutte le persone sono rieducabili nello stesso modo, alcune sono estremamente pericolose e il rischio di recidiva va gestito con sistemi molto solidi. Serve in concreto: strutture serie, percorsi lunghi, responsabilità reale (lavoro, restituzione, servizio). Alcuni direbbero: “Alcuni crimini sono talmente gravi che la persona perde il diritto di far parte della società”. Vero, ma non significa che dobbiamo rinunciare a farci ripagare in qualche modo. Altri direbbero: “Il risarcimento simbolico non ripaga il dolore delle vittime”. Vero, ma 0,1 è meglio di zero. Altri ancora direbbero: “Tenere in vita certe persone è un costo”, Vero ma tutti hanno il diritto di cambiare e risarcire, non si uccide di certo per impedire di cambiare e risarcire, di sicuro sarebbero altri i motivi da discutere. Se tutto il mondo introduce la pena di morte, le persone ucciderebbero pensandoci meglio e il ragionamento non sarebbe:” è giusto o sbagliato?” Ma sarebbe:”verrei ucciso io. Cos’ho da perdere? Niente, ormai ho perso tutto.”, frenerebbe solo un po’ la paura, e non è la paura che deve regnare in questo mondo. Uccidere è evitare il confronto. Rieducare e obbligare a risarcire è prendersi la responsabilità fino in fondo, sia come individuo sia come società. Inoltre ci si abbassa al livello di chi uccide perché si sta usando la stesso loro logica.
